I gemelli Cannone invadono Marte! (Con i fantastici disegni dei bambini della classe 3 A “G.Falletti di Barolo”!)

matteo.JPGQuante cose crediamo di sapere dell’Universo, e invece ci sbagliamo!

Prendete ad esempio il pianeta Marte: lo chiamiamo “Pianeta Rosso” perché secondo noi non è che un immenso deserto di sabbie e pietre, rosse per l’appunto, su cui non abita nessuno, dato che l’atmosfera è irrespirabile e non c’è più acqua.

Scemenze!

A nessuno di quei professoroni che studiano tutti i giorni Marte è mai venuto in mente che forse quelle pietre non sono affatto pietre, ma palazzi, oppure case, o scuole, o persino  elefanti marziani, che se visti di schiena sembrano proprio grandi massi.

I marziani stessi possono facilmente essere confusi per pietre rotonde, se osservati da
occhi inesperti.
Essi in effetti sono creature piuttosto piccole, grosse circa come palline da tennis.luca b

Quando non cavalcano i loro elefanti si muovono molto, ma molto, ma davvero tanto, lentamente: per fortuna non hanno mai fretta di arrivare da nessuna parte. Hanno due gambe corte e quattro braccia, anche se è considerato molto maleducato usare più di un braccio alla volta per fare qualunque cosa.

A dispetto del nome che abbiamo dato al loro pianeta (Marte è il dio della guerra degli antichi romani), e a tutte le storie che si sentono sui marziani, essi amano la pace. Hanno gusti semplici nel vestire, e mangiano sabbia: per il loro palato non esistono due granelli di sabbia che abbiano lo stesso gusto, per cui si può dire che mangiano sempre cose diverse.

Ai marziani piace cantare  in coro e giocare a uno sport di squadra che si chiama Sassoquadro, le cui regole sono incomprensibili per un non marziano.

I marziani si sono accorti degli strani marchingegni che atterrano sul loro pianeta inviati da noi terrestri, e ogni volta che ne avvistano uno se ne stanno fermi immobili per confondersi con il panorama. Lo fanno perché sono terrorizzati dagli alieni, cioè da qualunque cosa non sia marziana: in effetti, per un marziano gli alieni siamo noi.

Ma come mai i marziani sono tanto terrorizzati dagli alieni?

Il motivo è semplice: qualche tempo fa ne hanno incontrati due, e non è stata una bella esperienza. Gli alieni erano in realtà due terrestri. Una coppia di gemelli, per l’esattezza. Due semplici bambini, per gli abitanti della Terra: un autentico flagello alieno per i poveri marziani.

daniele.JPGI gemelli in questione si chiamavano Nico e Nica Cannone. All’epoca dei fatti avevano dieci anni, ed erano noti come due piantagrane da campionato mondiale. Non erano cattivi: erano solo tanto curiosi, molto fantasiosi e davvero molto, ma molto, indisciplinati. Se gli veniva in mente qualcosa, qualunque cosa, non avevano nemmeno bisogno di dirsela che era già fatta, col massimo chiasso possibile.

A loro discolpa si può dire che i genitori non gli dedicavano molte attenzioni: la mamma era una famosa violinista sempre in giro per il mondo a suonare, e il padre – il professor Cannone – era un inventore con la testa persa nei suoi progetti.

Un giorno il professore venne convocato dalla preside della scuola, perché i gemelli
Cannone, con lo scopo di evitare il compito in classe di matematica, avevano chiuso l’insegnante nello sgabuzzino delle scope. Interrogati, sostenevano che erano venuti i marziani a rapirla, per cui ogni ricerca era inutile e tanto valeva andare tutti in cortile a giocare.

La preside consigliò al professor Cannone due cose: di star più dietro a propri figli, innanzitutto, e di dargli una punizione esemplare.

Il professor Cannone, che era un brav’uomo ma proprio non ce la faceva a non pensare ai saraya.JPGsuoi progetti, non trovò di meglio che ordinare ai gemelli di pulire da cima a fondo il magazzino in cui custodiva le invenzioni inutilizzate, e si chiuse nel suo laboratorio a fare calcoli.

Nico e Nica non potevano sperare di meglio.

Appena entrati buttarono da parte scope e strofinacci e si misero a trafficare con le invenzioni del padre. Staccavano un cavo di qua e lo collegavano di là, toglievano
una lampadina di qui e la infilavano lì, un tubo da su per metterlo giù, una batteria a destra per metterla a manca. Alla fine si trovarono per le mani quella che pareva in tutto e per tutto una navicella spaziale. Il tempo di recuperare due tute spaziali e due mazze da baseball per difendersi dai terribili alieni, ed eccoli a bordo del mezzo, pronti a giocare agli esploratori dello spazio.

“Dove si va?” domandò Nica.

“Che domande! Su Marte a combattere i marziani!”, rispose Nico.

Nica scrisse “Marte” sul computer che avevano infilato nella cabina, e Nico schiacciò il pulsante “VIA”.

simoneVVVVVVVRRRRRRRROOOOM”, fecero insieme, per imitare il rombo del razzo.

Caspita, erano davvero bravi: il rombo sembrava vero.

Fecero per complimentarsi l’un con l’altro, ma si accorsero che non solo il rumore c’era davvero, ma diventava sempre più forte. E la navetta aveva anche cominciato a vibrare tutta. I gemelli Cannone non fecero in tempo a dirsi “Scappiamo”, che l’astronave aveva già sfondato il tetto e superato piccioni, nubi e atmosfera terrestre.

Ora stavano viaggiando nello spazio profondo, oltre la Luna.

Eccitatissimi, i gemelli videro davanti a loro una palla rossa diventare sempre più grande: stavano arrivando sul pianeta Marte.

L’astronave dei gemelli Cannone atterrò con diversi sobbalzi e si arrestò contro una grande roccia. La quale, in realtà, non era solo una grande roccia, ma il Palazzo del Presidente di Marte.

I gemelli balzarono giù dall’astronave, e per prima cosa si accorsero di poter fare salti nico.JPGenormi. Loro, che non avevano mai studiato un tubo, non lo sapevano, ma Marte è più piccolo della Terra, quindi c’è una gravità minore, che vuol dire che i loro corpi pesavano di meno. Eccoli allora a saltare di qua e di là, ridendo e urlando felici, ignari di trovarsi in mezzo alla capitale di Marte, e che ad ogni salto distruggevano case, scuole, sale biliardo e grandi magazzini, e centinaia di piccoli Marziani terrorizzati sgambettavano – molto lentamente – da tutte le parti: ai gemelli Cannone parevano solo piccoli sassi che rotolavano via.

Nico ad un certo punto si accorse di poter sollevare pesanti roccioni. Si sentiva forte come Superman. Eccolo allora afferrare il Palazzo Presidenziale di Marte e scagliarlo oltre l’orizzonte. Nica lo imitò, e un intero Stadio di Sassoquadro con tanto di squadre e spettatori volò molto lontano e atterrò a testa in giù.

ale.JPGPer fortuna i Marziani sono duri come pietre, e quindi non si facevano male. Ma il trambusto era impressionante, e un’intera città era rasa al suolo. Il Presidente di Marte dovette allora prendere la drastica e spiacevole decisione di arrendersi ai due temibili alieni e consegnare loro l’intero pianeta.

I gemelli, va detto, erano del tutto ignari del disastro che avevano combinato, così come di essere diventati i padroni di Marte. Non erano cattivi, e se qualcuno gli avesse insegnato un po’ di rispetto e spirito di osservazione, si sarebbero accorti dei marziani e magari avrebbero stretto una bella amicizia.

Siccome sentivano lo stomaco brontolare e si erano divertiti abbastanza, decisero che era ora di tornare a casa a far merenda. Salirono a bordo dell’astronave, digitarono “Terra” sul computer e ripartirono, tra le urla festanti dei marziani.

Atterrarono nel giardino di casa, distruggendo il gazebo. Ad attenderli trovarono  la andrea c.JPGmamma e il papà, che si dimostrarono molto più abili dei Marziani a rimetterli in riga. Naturalmente non credettero a una parola riguardo al viaggio su Marte, però si resero conto che era il caso di essere due genitori un poco più presenti, per ciò tutto quel trambusto almeno è servito a qualcosa.

Tornando ai marziani, è del tutto comprensibile che ora se ne stiano ben nascosti, appena vedono qualcosa di strano atterrare sul loro pianeta.

Gli astronauti terrestri che un giorno arriveranno su Marte dovranno fare un bel lavoro per cambiare l’idea che i suoi abitanti si son fatti dei terrestri. Ammesso che si rendano conto che il pianeta è abitato.

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