I Lunoidi: un racconto illustrato dai bambini

Tempo fa ho scritto questo racconto, e l’ho fatto leggere a una mia amica che fa l’insegnante alle elementari. Le è piaciuto, e l’ha letto in classe, chiedendo ai bambini di fare dei disegni ispirati alla storia.

Poi ha pubblicato tutto sul blog della sua classe (sì, è un’insegnante avanti). Quando ho visto i disegni mi sono commosso. E stupito. Perché i lunoidi io li immaginavo proprio così: a dire il vero loro li hanno immaginati anche meglio.

Tutto questo è avvenuto ormai mesi fa. Io ne do notizia qui solo adesso, perché ho dei riflessi pazzeschi.
Nello slideshow scorrono i formidabili disegni dei ragazzi, sotto c’è il racconto. Buona lettura.

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I lunoidi

Chi vive sulla Luna?

Nessuno dei dodici astronauti che fino ad ora hanno camminato tra i suoi crateri ha visto niente, ma non si può fargliene una colpa: il 20 luglio del 1969, quando il primo di loro ha messo piede sul satellite, gli abitanti della Luna erano impegnati altrove, e curiosamente sono stati impegnati altrove tutte le altre cinque volte in cui una missione spaziale statunitense ha raggiunto il satellite. Sono cose che capitano. Del resto gli astronauti erano troppo impegnati a raccogliere rocce, piantare bandiere, farsi fotografie e ammirare la Terra da lassù, da cui sembra una splendida palla azzurra. A proposito: sapete come gli abitanti della Luna chiamano la Terra? La chiamano “Luna”. E chiamano “Terra” la Luna.

Gli abitanti della luna si chiamano Lunoidi (naturalmente tra di loro si chiamano terrestri, ma noi li chiamiamo Lunoidi per non fare confusione).

Sono piuttosto piccolini, ed ecco perché con i telescopi non si possono vedere.
I loro corpi sono tondi, hanno due gambe e due braccia, e tre antenne sopra la testa: su due hanno gli occhi, mentre la terza, che sta in mezzo, contiene una membrana capace di aprirsi a ombrello e fornire riparo. Non dalla pioggia, dato che sulla Luna non ci sono perturbazioni, ma dal sole: lassù infatti non c’è atmosfera, e quando esce il sole senza ombrello si sviene dal caldo. Per questo motivo, a differenza dei terrestri, i Lunoidi aprono l’ombrello solo quando c’è il sole.

I Lunoidi vivono sottoterra (noi terrestri dovremmo dire “sottoluna”), in comode caverne arredate sobriamente. Mangiano rocce e bevono raggi cosmici.

Esistono due etnie di Lunoidi: i bianchi e i neri. I bianchi hanno la pelle più chiara, abitano per lo più la faccia della Luna che noi vediamo dalla terra e preferiscono uscire quando non è illuminata dal sole, anche se hanno gli ombrelli; i neri hanno la pelle più scura, abitano la faccia della Luna che noi non vediamo, e di solito se ne stanno fuori da casa quando c’è il sole, che loro patiscono meno.

Per molti secoli i lunoidi bianchi e quelli neri non si sono mai incontrati, probabilmente si sono avvistati reciprocamente da lontano: i bianchi infatti raccontavano nelle loro leggende l’esistenza dei neri, che rapivano i lunoidini cattivi, e i neri narravano nelle loro fiabe dei bianchi, che apparivano di notte a spaventare i lunoidini che non si erano comportati bene.

Un giorno tanto i bianchi quanto i neri decisero che era giunta l’ora di esplorare tutta la Terra, cioè la Luna. Organizzarono delle spedizioni e partirono. Le due spedizioni non si incontrarono, perché fecero il giro del satellite nello stesso senso.

I bianchi raggiunsero la terra dei neri, videro che avevano un colore della pelle diverso dal loro, che stavano fuori di giorno invece che di notte, e che non avevano mai ammirato lo spettacolo azzurro della Luna, cioè della Terra. Da tutto questo dedussero che erano incivili e sottosviluppati, e perciò decisero che era il caso di sottometterli e insegnargli la civiltà.

I neri raggiunsero le case dei bianchi, videro che avevano uno strano colore della pelle,  che temevano il sole, e che erano evidentemente ipnotizzati da uno strano disco azzurro che stava su nel cielo: alla luce di tutto questo decisero di conquistarli per insegnargli come si sta al mondo.

Così, i neri cominciarono a conquistare le caverne dei bianchi, e i bianchi dei neri. I bianchi colpivano con le loro clave laser, i neri rispondevano con le loro mazze spaziali. Volarono botte cosmiche.

Ogni volta che una caverna dei bianchi veniva conquistata, questi correvano a conquistare una caverna dei neri, e viceversa: alla fine di questa lunghissima guerra, la maggior parte dei Lunoidi dalla pelle chiara si trovò a vivere sulla faccia della Luna prima abitata dai neri, e i Lunoidi dalla pelle scura si trovarono a vivere in quella prima abitata dai bianchi.

E tutti avevano molti lividi.

Vi fu una tregua. Non durò molto. Moltissimi neri desideravano tornare nelle loro case, ad ammirare lo spazio infinito nel cielo. I bianchi lo stesso, salvo che sentivano la mancanza dello spettacolo azzurro della Terra. Quindi eccoli di nuovo armati e arrabbiati e giù di clave laser e mazze spaziali a riconquistare le loro case.

Questa volta però qualcuno si oppose, piazzandosi ben in mezzo alla battaglia. Un lunoide nero e un lunoide bianco, che si erano innamorati e avevano dato alla luce due lunoidini: uno metà bianco e metà nero, l’altro metà nero e metà bianco.

“Basta”, dissero. “Perché farsi la guerra? E’ una pazzia!”

“Come perché!”, gridò il Generale Bianco, “Non vedi quanto sono diversi questi qui? Diverso è il loro colore della pelle e il loro modo di vivere! Essi bevono più raggi cosmici e mangiano meno rocce! Pazzi siete voi che vi siete mischiati!”

“Sono d’accordo”, disse il Generale Nero, “Non abbiamo gli stessi gusti alimentari e nemmeno in fatto di arredamento. Usiamo anche gli ombrelli in maniera diversa. E’ inaccettabile.”

“Bene, siamo diversi”, disse allora la coppia mista di lunoidi bianchi e neri, “Ma se tutti i bianchi vogliono tornare a casa loro ad ammirare la Luna azzurra, e tutti i neri lo spazio profondo, perché non scambiarci di posto pacificamente?”

A questo i due Generali non seppero rispondere. “Pacificamente?”, ripeterono, senza capire bene il significato di questo faticoso vocabolo.

I soldati di entrambe le fazioni, che erano stanchi di prendere e dare mazzate spaziali e clavate laser, parvero invece comprendere meglio la proposta.

“Già”, disse uno dei due generali, “Ma che ne facciamo di voi, che siete un po’ bianchi e un po’ neri?”

A rispondere fu un’altra coppia mista: in verità, erano molti i lunoidini neri e bianchi che si erano innamorati e avevano fatto bambini. E ora prendevano coraggio.

“Non mi sembra difficile. Posto che non ha senso prenderci a mazzate a vicenda, che la nostra Terra è rotonda e ha tanto spazio, che siamo diversi ma certo non incompatibili, perché non permettere semplicemente a chiunque di vivere dove gli pare? A noi, ad esempio, piacerebbe proprio stare a metà, così da vedere a destra la Luna, e a sinistra lo spazio profondo. Vi crea qualche problema?”

I due Generali tirarono di nuovo in ballo le differenze nell’uso degli ombrelli, il fatto che i neri bevevano troppi raggi cosmici e i bianchi mangiavano troppe rocce, e la Luna e lo spazio e il giorno e la notte, ma erano rimasti solo loro due a litigare: tutti gli altri erano andati a sistemarsi dove gli pareva. Qualche bianco era rimasto dai neri, qualche nero dai bianchi, qualcun altro a metà. C’era chi non sopportava i neri e chi non poteva vedere i bianchi, ma piuttosto che prendersi a mazzate, preferivano rispettarsi a vicenda e lasciare che ognuno mangiasse quello che gli pareva e facesse dell’ombrello l’uso preferito.

Ora i Lunoidi convivono pacificamente, ed è pieno di coppie miste, che non si chiamano nemmeno più coppie miste, ma semplicemente coppie.

Purtroppo non sono previste altre missioni spaziali sulla Luna, ed è un peccato, perché se i terrestri incontrassero i lunoidi avrebbero probabilmente molte cose da imparare.

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