Torino Mini Maker Faire, ovvero l’umanesimo in pratica.

E così, il 6 giugno sarò alla Torino Mini Maker Faire, lo stupefacente festival della creatività e dell’innovazione. Tra le molte pazzesche iniziative, io terrò due laboratori, in cui costruiremo sommergibili. Questa è la notizia.

Il commento è che ne sono felice, e sorpreso.
Ogni volta che sto al tavolo a costruire giocattoli sono felice e sorpreso. Perché nella vita non avrei mai immaginato che mi sarei trovato, un giorno, con le mani e la mente impegnate nella creazione. Ho sempre pensato che la mia attitudine, da buon umanista, fosse di leggere e scrivere. La vita però mi ha sempre portato altrove: a lavorare nel sociale, abbastanza lontano dalla teoria e molto vicino alle persone; a provare piacere nel costruire con le mani oltre che battere sulla tastiera.

Mi sono sempre pensato dotato di scarsa manualità.
Mi sono sempre pensato adatto al concetto.
Mi sono sempre pensato: ecco l’inghippo.
Ho messo il pensiero davanti alla realtà, davanti a me stesso. Ma la vita, o il vero me stesso nascosto sotto le moltitudini di aspettative mie e altrui, ha lavorato per i fatti suoi. E l’ha avuta vinta. Non è facile capire quello che si è veramente. Non si può pensarlo, si può solo sperimentarlo: è solo quando fai davvero qualcosa nella realtà, che capisci se è la tua cosa. Il pensiero è fuorviante. Lo mettiamo prima, ma deve venire assieme, se non dopo.

Pensavo di sperimentare il vero me stesso quando scrivevo. Ho scoperto che lo sperimento anche, forse persino di più, quando trasformo immondizia in qualcosa con cui si può giocare. Assemblo, modifico, mi brucio le dita con la colla a caldo, impreco infilzandomi un dito col taglierino, sbuffo di fronte a problemi tecnici, esulto quando li risolvo o li aggiro. Si prova qualcosa di simile scrivendo, ma la differenza è che nella costruzione tutto avviene nella realtà. Sotto il tuo naso. Per davvero. 

Alcune persone, come me, sono troppo abituate a stare nella propria mente. La realtà rischia così di essere un susseguirsi di attese mancate. La formazione umanistica, apparentemente, non aiuta: spinge – in una lettura superficiale, ma diffusa – a cercare le risposte nei libri e nel pensiero piuttosto che nella realtà delle cose. Mettersi a fare è la vera differenza. Ed ecco che  la formazione umanistica torna dalla finestra nella veste di metodo, piuttosto che contenuto: la sua vera veste. La flessibilità mentale, il dubbio costante, la voglia di sperimentare e di conoscere, l’attitudine a mettere insieme elementi apparentemente distanti, l’immaginazione, perfino l’etica, sono tutte al servizio dell’azione, del fare. Si avverano nella realtà, come oggetti solidi, utilizzabili, veri: non semplici concetti.

L’umanesimo messo in pratica, insomma: e senza essere grandi architetti (fino ad ora, l’anello di congiunzione tra cultura “classica” e “tecnica” è stato rappresentato da loro). Nella vita di tutti i giorni. È un’idea che mi affascina: trovo che abbia qualcosa di rivoluzionario, non lo nascondo. Di sicuro è rivoluzionaria nella mia vita, e ogni rivoluzione destinata a durare deve iniziare nel piccolo della vita di ognuno.

Venite alla Torino Mini Maker Faire!

 

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