Scemo ma bravo. (Padri separati e capricci)

Lo so, lo so.
Nel poco tempo che trascorrete con vostro figlio/a proprio non volete grane. Deve andare tutto liscio. Tra risate e abbracci e ti voglio bene. Poco tempo richiede maggiore qualità.
Voglio dire: state pur sempre gareggiando con l’attrazione che la figura materna emana naturalmente; se la vostra ex moglie ha un nuovo compagno che vive con lei (e quindi con la vostra prole), il dubbio di dovervi misurare anche con lui vive e pulsa anche se non siete particolarmente paranoici.

Ecco perché dire NO al vostro amato bimbo, alla vostra maggiore ragione di vita, al perno assoluto intorno a cui ruota l’organizzazione delle vostre settimane, vi sembra come dargli una sberla gratuita.
Ma chi ve lo fa fare di contrariarlo? Lo faccia la madre, che ci vive assieme e ha sempre il tempo di recuperare. Si becchi lei le grane, dato che ha avuto la quotidianità. Voi già arrancate tra lavoro e conti e guai e giornate troppo corte: almeno questi sacri momenti volete trascorrerli SERENI. Capito?

SERENI.

E giù bustine sorpresa, caramelle, giostre, vizi e stravizi che nemmeno il più rintronato dei nonni oserebbe. Quattrini che svaniscono come nei peggiori episodi maniacali di un bipolare grave. Nelle poche ore concesse alla relazione padre-bambino, sembra meno grave che vostro figlio vi senta bestemmiare piuttosto che dire NO. A meno che non chieda di buttarsi di testa dalla scaletta dello scivolo, di guidare la macchina, bere un grappino. E non per questioni educative: ma perché poi, al pronto soccorso, dovrete spiegare alla vostra ex moglie che diamine sia successo, leggendo nitido nei suoi occhi il disgusto totale, e aspettandovi presto notizie dall’avvocato.

Vostro figlio vi vede senz’altro come una specie di albero della cuccagna calzato e vestito, pronto a soddisfare ogni suo capriccio. Vi sentite magici.

E ora vi spiego perché è sbagliato.

Non (solo) perché questa vostra attitudine libertaria e festante rischia di portarvi sul lastrico non appena le esigenze della prole si faranno più onerose; e nemmeno (solo) perché l’abitudine ad ottenere tutto e subito – e quindi a non sopportare le frustrazioni e non sviluppare senso del limite- potrebbe srotolare ai piedi di vostro figlio un bel tappeto rosso verso grandi batoste esistenziali, se non proprio verso grane fastidiose come tossicodipendenza, crimine o disagio psico sociale (ne so qualcosa, credetemi: lavoro in una comunità terapeutica); e nemmeno (solo) perché  i NO aiutano a crescere.

Intendiamoci: sono tutte motivazioni valide, per carità. Argomentate. Documentate.
Eppure sono sicuro che non bastano a convincervi, proprio come le raccomandazioni dei medici non fanno smettere di fumare. Sono cose proiettate al futuro, astratte. Non c’entrano nulla con l’essere al parco giochi e voler vedere il vostro bimbo che si diverte ed è felice di stare con voi.
Sì, certo: se ve lo chiedono, dite che concedere troppo è sbagliato. Ma il buon senso e le strategie educative in realtà valgono solo per i figli degli altri: loro sì che sono viziati.

Il punto è un altro.

Il punto è, cari padri separati, ma cari genitori tutti, è che sono sicuro – almeno, confido – che voi non volete che vostro figlio pensi che siete scemi.

Bravi, eh. Bravissimi. Davvero disponibili e genorosi. Ma scemi.
Dei polli.
Gente che si rigira come un calzino.
Che dovrebbe pensare, in effetti? Voi cosa pensereste di uno che non ha gli attributi per dire NO nemmeno a un cosino tre volte più piccolo di lui, che magari non sa nemmeno ancora leggere e scrivere?

Che è scemo ma bravo.

Voi non volete questo.
Allora dite NO, diamine, qualche volta.
Sapete bene quando dovreste.
Fatelo bene, fatelo con calma, fatelo ascoltando i bisogni di vostro figlio.
Fatelo anche con una carezza, e sorridendo.

Spiegate il no, e non portatelo con rabbia, ma rassicurando, coccolando.

I bambini chiedono di essere contenuti. Da voi. Vogliono vedere se voi sapete porre e tenere i limiti che loro non sanno darsi ma di cui percepiscono la necessità.
Vi garantisco che se saprete dire NO quando è giusto dire no, e saprete farlo con dolcezza e spiegando e restando fermi ma accoglienti (so che per un maschio è più difficile: è più semplice dire no essendo arrabbiati e mostrandosi arrabbiati), il sangue del vostro sangue, quando il capriccio sarà passato, e sarà passato grazie a voi, vi guarderà con occhi nuovi.
Testato sulla mia pelle.

E pensate anche a questo.

Quando il gioco si farà duro, e ci sarà da chiedere aiuto a qualcuno di affidabile, pensate che vostro figlio sceglierà il tizio scemo ma bravo? Che non sa tener testa nemmeno a lui?
NO. Non lo fareste neanche voi.
Sceglierà quello che quando è il caso sa affrontare il conflitto.
Che non ha paura di prendere posizione. Di scegliere. Di assumersi le responsabilità. Di essere antipatico, pur di essere giusto.

Ecco: siate giusti.

 

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