Staremo a vedere. (Il fratello di mia figlia)

[Un bambino, per il suo quattordicesimo compleanno riceve un cavallo, e tutti nel villaggio dicono: “Che meraviglia, ha ricevuto un cavallo!”, e il maestro zen dice: “Vedremo”. Due anni dopo cade da cavallo e si rompe una gamba, e al villaggio dicono: “È terribile” e il maestro zen dice: “Vedremo”. Poi scoppia la guerra e tutti i giovani devono andare a combattere tranne il ragazzo che ha la gamba ridotta male e tutti al villaggio dicono: “Che meraviglia”
E il maestro zen dice: “Vedremo”]

Già.
Ad avercela, una simile saggezza. Anche se un sospetto viene. Né il cavallo, né la gamba, né il fucile appartenevano al maestro, perché fossero stati affari suoi forse avrebbe esultato, bestemmiato e poi di nuovo esultato insieme a tutto il villaggio: è facile mantenere i nervi saldi con il destino degli altri.
Per questo è importante alscoltare quello che gli altri hanno da dirci: i loro nervi sono più saldi dei nostri, sanno essere saggi dove noi non possiamo. Ed è in effetti importante, di fronte al bene tanto quanto al male, riservarsi il beneficio del dubbio.
Dirsi: vedremo.

(Io questo avrei dovuto impararlo bene con la vicenda dell’alloggio che conosce chi ha letto la guida; sottolineo avrei)

La notizia, ad esempio, che la mia ex moglie aspetta un bambino subito mi ha rallegrato: ero certo che l’arrivo di un altro bambino avrebbe in qualche modo facilitato me, perché avrebbe assestato il colpo finale alla simbiosi madre – figlia. Fantasticavo che a quel punto sarei stato io a costruire un rapporto elettivo con mia figlia, che avrebbe voluto ancor di più stare a casa mia e della mia compagna, dove avrebbe avuto per sé tutte le attenzioni.

Inutile dire che non potevo sbagliarmi di più.
Alla regressione fisiologica che coinvolge il primogenito all’arrivo di un fratellino (mia figlia è tornata a farsi vestire e imboccare e voler dormire nel lettone, o almeno a tentare di farlo, almeno da parte mia – temo che da parte della madre ci sia riuscita), si sono aggiunte le difficoltà legate al fatto di essere una famiglia allargata. Questa situazione impone a mia figlia di separarsi dalla madre a intervalli regolari, anche se in quel momento lei è del tutto impegnata a segnare il territorio prima che arrivi la spietata concorrenza di un neonato che (lei ha già capito) assorbirà tutte le attenzioni della madre. Il pensiero che domina mia figlia è – oggi – non perdere il proprio primato. E non le importa un fico che con me non abbia questo problema.

Complice l’estate di mezzo (e un lungo periodo di vacanza trascorso con la madre e il suo pancione), la situazione è precipitata al punto che mia figlia patisce ora una fatica inaudita a separarsi dalla madre (la quale, paradossalmente, e forse per la prima volta, avrebbe anche piacere a stare un poco tranquilla, date le attenzioni pressanti che le vengono richieste). Soprattutto nel dormire lontano da lei. E’ un’esigenza che va ben al di là del capriccio e che a me, non senza sofferenze, tocca accettare (posso affrontare il capriccio, non la sofferenza, e ho imparato a distinguerli): la mediazione che abbiamo trovato per star tutti tranquilli è che per ora, anche nei week end in cui sta con me, se l’esigenza di mia figlia è forte, la riporto a dormire dalla madre. La consapevolezza di poter dormire dalla mamma (e quindi assicurarsi che il fratellino non arrivi mentre lei dorme) tranquillizza molto mia figlia. Il che è già qualcosa.

Ora: per me tutto questo significa assistere impassibile al crollo di tutto il lavoro faticoso che ho compiuto prima da solo, e poi insieme alla mia compagna, per creare una normalità e conquistare un ruolo (quasi) paritario alla madre nella vita di mia figlia: ricordo con malinconia lo strazio di doverla riportare dalla madre la domenica sera, con lei che voleva ancora stare con noi. Una conquista perduta. Tremendo. Devo ora ricominciare tutto da capo. Siamo alla casella di partenza. Ora, oltre che la “mammite”, dovrò confrontarmi con la “fratellite”.

Ho passato, da questo punto di vista, un’estate orrenda. Ho vissuto in precise circostanze la netta sensazione che a mia figlia, di me, non fregasse nulla, e fosse del tutto attratta dal nuovo nucleo familiare che si sta creando “dall’altra parte”. Ho fatto pensieri assurdi, paranoici, orrendi, anche cattivi. Non mi capitava da anni, da quando sono stato molto male.

Una volta, di fronte alla crisi di disperazione di mia figlia per la lontananza della mamma, le ho chiesto se io le mancavo mai così tanto.
Lei mi ha risposto “Ma io lo so che tu tanto ci sei sempre”. Io ero preso talmente male, che il primo pensiero è stato: allora sparisco per un po’, e vediamo se le cose cambiano. Il malessere fa pensare cose stupide, appunto. Mi sentivo di nuovo in completo fallimento, stavo ricadendo nella depressione: per fortuna, quando hai già imboccato nella vita una strada sbagliata, fai più in fretta a rendertene conto, perché noti che il paesaggio che stai attraversando non ha nulla a che fare con quello che dovrebbe essere. La prima volta no: non ti accorgi che il panorama è tutto sbagliato, e vai avanti, perdendoti sempre di più.

Mi sono quindi deciso a rivolgermi a qualcuno che potesse aiutarmi a capire.
La prima cosa che mi è stata rimandata, è che non stavo abbastanza a vedere.
Ad esempio, l’affermazione di mia figlia aveva – ovviamente – tutto un’altro significato: se ha detto così, è perché mi vede come un punto di riferimento certo e sicuro, indiscusso, che non deve attrarre a sé (cosa che, in questo momento, sente di dover fare con la madre). Cioè che sto facendo un buon lavoro. Anche se non godo – per ora, e apparentemente – alcun frutto. Ma bisogna seminare e aspettare, mi è stato detto: i frutti si raccolgono nell’arco di una vita intera. Accade sempre, anche se non si può dire quando. Io ci devo essere, questo è il mio compito. Senza aspettarmi nulla. Accettando le esigenze di mia figlia. (Facendo attenzione che nessuno ci marci sopra, comunque).

Stare a vedere. Essendoci dentro, però: non dall’alto del monte come il vecchio saggio.

Ecco qua. Non è una bella situazione.
Starò pure facendo un buon lavoro, però il livello di frustrazione è alto: è del tutto simile a quello che si prova ad essere innamorati di qualcuno che è innamorato di qualcun altro.

Ma staremo a vedere, appunto.
Una mia amica mi ha detto che la sua prima figlia ha ripreso ad accettare di dormire lontano da casa un anno dopo la nascita della sorellina, e che l’esperienza è stata difficile, come è normale che sia.
Non so cosa succederà a mia figlia.
Non credo sia giusto forzare mia figlia a stare con me, perché non voglio essere vissuto come quello che la porta via dal fratellino, almeno finché la situazione non si sarà in qualche modo normalizzata. Dovrò fare in modo che sia lei a trovar naturale di tornare a dormire a casa del papà e della sua compagna (con cui ha uno splendido rapporto, per fortuna).
Non so quanto ci vorrà, nemmeno cosa devo fare. Seguirò il consiglio di persone più esperte e meno coinvolte di me.

E starò a vedere, cercando di non prendermi (troppo) male.
Quello del genitore è un amore senza condizione. Ficchiamocelo in testa. Se tua figlia non prova l’ansia di dimostrartelo, ma è certa di te, allora stai amando bene. Il tuo obbiettivo è la sua serenità, non (per forza) la tua. E non è detto che il modo in cui lei ti dimostra quello che prova per te, quello che sei per lei, sia quello che tu ti aspetti o vorresti: quando ho superato la coltre di presomalismo, ho visto le cose che mia figlia faceva per me, naturalmente, come dimostrazione istintiva del suo sentire: prendo quello – e non è poco -, cercando di evitare di sovrapporvi le mie pretese, le quali non sono la realtà: anzi la nascondono.
Non è per nulla facile: una parte di me vorrebbe che mia figlia si disperasse quando vado via, invece che saperla così sicura di me. Davvero.

Ci sono poi dei vantaggi in questa situazione. (bisogna pur trovarli): l’addestramento continuo al non prendersi male per ogni minima negatività, ad esempio; o alla resistenza alla frustrazione; o ancora, alla separazione – che non è poco: non credo sarò mai geloso quando mia figlia preferirà altri a me (amici, amori), dato che di fatto è stato sempre così…

Staremo a vedere.

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