La mancanza della fata puzzetta.

Come mi manchi, piccina mia, quando mi manchi. E so che tu adesso sei con la tua mamma, e ne sei contenta. E non te lo voglio dire troppo, che mi manchi e sono triste, perché potrebbe rendere triste anche te, e io sono il tuo papà: i papà non vogliono mai vedere i figli tristi.

Ma lo devo pur dire: le emozioni vanno dette, per farle uscire almeno un poco. Allora lo dico qui, che tu ancora non sai leggere. Mi manca il capriccio di quando non volevi metterti le scarpine per andare in bagno, e poi in bagno non volevi lavarti le manine. Piangevi. Io prima mi sono arrabbiato, poi ti ho abbracciato ed è passata. Forse non piangevi per quello, o per il fatto che la vacanza con papà e Laura era finita, e ti stavo riportando dalla mamma. Ad un certo punto hai detto che avevi mal di pancia. Anche io ho mal di pancia, da un paio di giorni. Forse è lo stesso mal di pancia.
Le emozioni vanno dette.
Sto provando a insegnartelo.

Mi manca la lotta per l’abitino che tu vuoi mettere, ma è sporco. Il dover dire no al lecca lecca prima di pranzo. Il cercare di farti finire la pasta nel piatto. Hai poco meno di cinque anni, e sei già brava a discutere. E quando finisci gli argomenti – il che accade presto, sei piccina – usi bene le tue armi. Il broncio, l’occhio cucciolo. Sul momento le odio: sono imbattibili. Ora mi mancano. Sono sfasato. Dovrei godermele quando ci sono, e odiarle dopo – al limite, se odiare qualcosa di te fosse possibile, e non lo è.

Se penso ora al tuo sorriso, alla tua risata tra le grinfie della tigre Mordotti o il Leone del Solletico, o quando ti racconto barzellette che non capisci ma ridi lo stesso, o leggiamo A sbagliare le storie di Rodari, quel sorriso e quella risata sono una ferita. Sono gli stessi che mi riempiono l’anima di vita, quando li vivo. Ma ora sono un’assenza.

Mi manca quando guardo giocare te e Laura, e sono felice che vi vogliate bene e che per te non sia un problema che la scambino per la tua mamma, e alle volte sono persino un poco geloso, perché temo che tu mia dia un poco per scontato, invece – come dice Laura – tu mi dai per sicuro: tu sai che io ci sono, e quando hai bisogno di me, cerchi me.

Mi manchi, topolina, scimmietta, fata puzzetta.
Mi manca tutto quello che non posso fare quando ci sei, e che dovrebbe dare un senso ai momenti in cui non ci sei, ma tanto adesso che tu non ci sei io non sto facendo un bel niente.

Dovrei essere più solido, fermo, meno egoista.
Dirmi: è felice, con la sua mamma, al mare.
Dirmi: hai goduto il tempo con lei, ora goditi il tuo.
Dirmi: stai fermo qui, ed ora.  Prenditi cura di quello che c’è qui ed ora. Non vai tu stesso blaterando che è questo, il segreto della serenità?

E’ che mi sembra sempre di non esser stato abbastanza fermo nel qui ed ora in cui tu eri con me, di non aver avuto abbastanza cura di quel tempo, di non aver assaporato ogni singolo e minuscolo e improvviso attimo. Qualcosa è pur sempre sfuggito, e troppo in fretta. E’ come quando fai un bel sogno, e ti resta appiccicato addosso tutto il giorno, diventando pian piano malinconia. E allora ti tengo ancora qui con me: non riesco a fare altrimenti, anche se è una cosa che alle volte – oggi – fa un poco male.

Io sono un po’ triste, bambina mia. Ma so che tu sei felice. E allora mi scaldo un poco in questo pensiero.

2 thoughts on “La mancanza della fata puzzetta.

  1. E’ bellissimo, Luca, quello che scrivi. Bellissimo perché è vero.
    Dici bene: è lo stesso mal di pancia. E’ lui, in questo momento il tuo maestro, Tu lo ascolti, e provi a dire le emozioni che attraversano la tua pancia. Stai imparando a dirle. Tu impari e proprio così insegni a tua figlia.
    Riaffiorano in me tanti ricordi: tanti momenti di “addio” ai miei figli, dopo essere stati insieme, soprattutto quando erano più piccoli; un capriccione di Carlo (per fortuna l’ho intuito) proprio mentre stavamo per salutarci; il turbine di pensieri che vanno a loro, immaginando la loro quotidianità.
    Ritornano, ma non è malinconia.
    E’ tenerezza.

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