E vissero felici e contenti, finché durò (della mancanza di una cultura della separazione)

La madre di Bambi muore.
Il pesciolino Nemo vive col padre perché la mamma è tragicamente scomparsa.
Cenerentola sta con la matrigna perché il padre, rimasto vedovo, ha pensato bene di risposarsi con una stronza già in possesso di due figlie. A parte per le due sorellastre, la vicenda famigliare di Biancaneve è analoga.

Non si sa a cosa sia dovuta l’assenza del padre di Cappuccetto Rosso, ma se lo chiedi a un bambino è più probabile che risponda che è morto, o forse via per lavoro: di sicuro non risponderà che non c’è perché i genitori sono separati e Cappuccetto sta con la madre. Questo perché, a quanto pare, ai bambini si preferisce spiegare l’assenza di uno dei genitori con la morte piuttosto che con la separazione. Ecco lo scenario proposto da fiabe, cartoni e immaginario infantile in genere: i genitori separati non esistono, e i genitori che si risposano lo fanno solo con autentici criminali.

Fateci caso. E lasciate perdere il libro di fiabe alternative che pure si trova in qualche libreria ben fornita, alla bottega equosolidale o nei negozi di giocattoli chic. Parliamo di mainstream, di cultura popolare. Di quello che si subisce senza scegliere. Ah, e non valgono nemmeno i libri, i film o i cartoni in cui i genitori sono separati ma poi tornano insieme, perché questo è assai meno credibile del “e vissero per sempre felici è contenti”.

Come diamine si fa ad abituare un bambino all’idea di avere genitori separati se questa possibilità non è prevista da nessuna forma di intrattenimento a lui dedicata?
La cultura mainstream non aiuta i genitori separati, e soprattutto i loro figli.
Santo dio, ogni volta che leggo a mia figlia la frase “e vissero per sempre felici e contenti” mi pare di farle un torto. Lo stesso quando assisto (ormai nauseato) all’ennesimo episodio di Peppa Pig in cui Mamma Pig, Papà Pig, Peppa Pig e George (l’unico non Pig: sarà adottato? Cavolo, vuoi vedere che la genialata è questa?) fanno qualcosa tutti assieme divertendosi. Come è normale per la maggior parte dei bimbi. Tranne che per mia figlia, e per altri come lei.
Nella totalità dell’immaginario in cui è immersa, come tutti i bambini del mondo globalizzato, non c’è traccia della sua esperienza. Non esistono genitori separati. Quindi la sua situazione non è normale. E’ brutto per un bambino non sentirsi normale.

Che ci sarebbe di male se i genitori di Peppa Pig fossero separati? O almeno che un compagno di scuola di Peppa fosse figlio di separati? Sarebbe così scandaloso? Più scandaloso di quattro fatine anoressiche vestite come lap dancer? O delle scene di violenza, crimine, o allusione sessuale in cui ci si può imbattere a qualunque ora del giorno se non si fa in fretta a premere “43” sul telecomando?

Non dico che si debba produrre un cartone sul tema. Niente di analitico. Niente di problematico. Tutt’altro. Benissimo tracciare un quadro idilliaco di due genitori che si sono separati, sì, ma va tutto a meraviglia: stiamo pur sempre parlando di favole per bambini, e le favole per bambini devono essere divertenti e tranquillizzanti. Non va spiegato nulla, giustificato nulla, promosso nulla, denigrato nulla. Semplicemente mostrato: come una cosa normale, che appartiene all’esperienza, non come un problema. C’è, chessò, Dorothy Duck che ha i genitori separati: tutto qui. Niente di sconvolgente.

E’ molto importante questo passaggio, perché è il tassello fondamentale per costruire quello che manca: una cultura della separazione, una normalizzazione di un evento naturale tanto quanto l’unione.

Cari autori, sceneggiatori, disegnatori, ma soprattutto cari editori e produttori e manager di canali per bambini: rendetevi conto che il fenomeno delle separazioni è in vertiginoso aumento. Sempre più bimbi – purtroppo – vedono i genitori prendere strade diverse.
Insomma: il pubblico è in aumento.
C’è da fare dei bei soldi, ragazzi. Dateci dentro.

 

One thought on “E vissero felici e contenti, finché durò (della mancanza di una cultura della separazione)

  1. Pingback: E vissero felici e contenti, finché durò (della mancanza di una cultura della separazione) | Il futuro non è scritto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...