Il peccato originale del padre (per quanto mi riguarda).

Quando vado a prendere mia figlia a casa di sua madre, ho spesso la sensazione che la mia ex moglie me la stia “concedendo”, più che affidando. E che viva con una certa apprensione il fatto che stia con me. Intendiamoci: io e la mia ex abbiamo un rapporto civile. Nessun conflitto aperto, nessuna manifesta resistenza al rapporto tra me e mia figlia. Però la sensazione di rappresentare, per la mia ex, qualcosa di simile ad una seccatura che s’insinua tra lei e sua figlia permane vivida. E qualche agito della mia ex la conferma: è sempre piuttosto in ansia, quando mia figlia è con me.

Gran parte della responsabilità di questa situazione è del sottoscritto. Un errore commesso troppo presto e a cui ho cominciato a rimediare troppo tardi.

Quando mia figlia è nata, ho mancato fin da subito di assolvere ad uno dei principali compiti del padre: insinuarsi dolcemente ma con fermezza nel rapporto simbiotico madre-figlio per evitare che diventi troppo stretto, soffocante per loro ed escludente per il padre.

Non ho compiuto che timidi tentativi di ingresso. Il fatto è che non ero esattamente in forma. Ero invece piuttosto ansia e spaventato, perché ero disoccupato e per altre questioni spinose (le ho accennate nella Guida).  Covavo il brutto germe che sarebbe esploso duramente due anni dopo. In qualche modo mi faceva comodo che mia figlia fosse, di fatto, un “affare” della mia futura ex moglie. Lasciavo che lei si svegliasse la notte (io “non ce la facevo”), che lei la mettesse a dormire (per potermi dedicare ai videogiochi, finalmente), che lei le desse da mangiare. Erano tutti momenti in cui potevo rifugiarmi in una impaurita solitudine.

E’ dura ammetterlo, ma è così: ho mancato.

In mia assenza, madre e figlia si sono trasformate in un’entità unica.
E per tutti e tre (o dovrei dire due?) questa scissione rappresentava la normalità. Il che ha fatto comodo a tutti, perché è diventato il tappeto sotto cui nascondere le prime macerie coniugali, almeno finché non sono diventate troppo ingombranti. Lei aveva sua figlia, io la scusa per farmi i fatti miei. Che, per la cronaca, consisteva nel cercare disperatamente di svagarmi per sfuggire ad una serie di ansie e paranoie che non avevo il coraggio di affrontare (tra cui probabilmente il fatto di non essere più innamorato di mia moglie, con una bimba appena nata). Magari mi fossi almeno divertito, che diamine. Nemmeno un po’.

Quando si è consumato il dramma della separazione, era quindi ancora più ovvio del normale che nostra figlia (che allora aveva un anno e mezzo) stesse con la madre. Non ho avanzato nessuna pretesa rispetto al tempo da trascorrere con mia figlia, chiedendo il minimo sindacale. E non solo per la tenera età (potevo pretendere, e forse ottenere, che venisse affidata a me, per come sono andate le cose). Ma perché quella simbiosi era normale anche per me. Continuava a farmi comodo. Il trauma della separazione era stata un mozzicone di sigaretta lanciata nelle sterpaglie secche del mio malessere. E’ scoppiato un incendio molto vasto. Non avrei saputo come badare quotidianamente ad una bimba. Non potevo nemmeno sperare di sentirmi all’altezza, visto il senso di fallimento che provavo. Concentravo gli sforzi per essere in forma nei momenti in cui vedevo la mia piccina.
Per il resto, arrancavo facendo finta di star bene nella speranza di illudermene.

La mia ex moglie ha probabilmente pensato – e in alcuni casi con ragione – che stare con mia figlia per me fosse una fatica e un peso. E che mia figlia patisse terribilmente la separazione da lei – forse proiettando quanto la pativa lei stessa. Non c’è dubbio che anche la mia ex abbia le sue responsabilità: si è buttata a capofitto nella simbiosi con la figlia, senza mai nemmeno domandarsi che diamine mi stesse succedendo, e senza pretendere – come sarebbe stato sacrosanto – una mia maggiore partecipazione. Ha usato la bambina come una barriera tra me e lei, esattamente come facevo io. Le andava bene così. Io ero il padre, ma Emma era (è) fondamentalmente affar suo: io mi ero dimostrato un inetto fin da subito, e continuavo a dimostrami tale. Lo dico perché in effetti è così: ero una sorta di piagnucolante ameba, nell’ultimo periodo della nostra relazione. Ero infelice. Depresso.

Peccato che questa visione si sia un poco fossilizzata.

Quando le cose hanno cominciato a cambiare, cioè io a stare meglio, poi bene, infine vivo e scalciante, in grado e volenteroso di essere padre a tutti gli effetti, probabilmente per molti versi era un po’ troppo tardi. Non sono certo apparso dal nulla, ma alcune mie nuove posizioni e richieste devono essere parse alla mia ex moglie piuttosto improvvise ed estemporanee.

Cosa volevo, all’improvviso? Cos’erano tutte queste rivendicazioni?

Pago questo prezzo: il non aver rivendicato fin da subito il ruolo che mi spettava e che mi si richiedeva. Ho alimentato un’abitudine, e ora sta a me cambiarla. In effetti è quello che sto facendo: se poi la mia ex vuol continuare a vedermi come le fa comodo, è affar suo. Il punto è come mi vede mia figlia.

Comunque.

Se siete padri da poco, tenete ben presenta questo, che vale anche se – e ve lo auguro – non vi separerete. Non cedete alla stanchezza, non rimandate a domani, e non date per scontato che il rapporto privilegiato sia madre – figlio: insinuatevi, date tregua alla madre (e a vostro figlio). Strappatelo dalle braccia della madre e obbligatela ad andare a svagarsi. Fatelo. Svegliatevi la notte. Fate il bagnetto e la nanna.

Se siete padri separati e vi pare di vivere al limite del fenomeno detto dell'”alienazione genitoriale (o parentale)“, pur sapendo che il mancato rapporto con vostro figlio è di fatto un diritto violato, provate a domandarvi se non vi siano, alla base, ragioni simili a quelle di cui ho parlato. Forse vi aiuterà a comprendere da dove questa negazione del diritto abbia origine, a riconoscere i vostri errori (se ci sono), e a metterli sul tavolo del conflitto, mostrandovi pronti a riconoscere le vostre responsabilità e quindi a rimediare. La vostra ex potrebbe anche dimostrarsi più disponibile,  se voi fate il primo passo.
E se non lo fa, beh, allora c’è del marcio in Danimarca e avete ragione a pensare il peggio.

7 thoughts on “Il peccato originale del padre (per quanto mi riguarda).

  1. Spesso i papá non s’insinuano nel neonato rapporto madre-figlio proprio perché in parte inizialmente non servono, sono anzi figure funzionali proprio a quella dualitá. Entreranno in gioco progressivamente se tutto filerá! Quello che mi chiedo, é quante madri-bambine in realtá passano dalla bambola ad un figlio, senza essere realmente cresciute e nell’incapacitá di cogliere il significato di “famiglia” quale nuova forma di aggregazione di condivisione degli affetti, dove il rapporto passa da due a tre, con competenze e dinamiche relazionali triplicate? Perché se esistono papá distratti, esistono anche madri-bambine egoiste, che la bambola non la mollano e intimamente non sono per nulla pronte ad elaborare una crescita relazionale e affettiva, ma incapaci di altro, accanitamente vivono il timore che venga sottratto loro un gioco esclusivo. In questo io vedo non solo una forma di involuzione, ma anche una patologica forma di ” blocco” che produrrà danni nel figlio al quale la madre non ha “riconosciuto” il padre, e stanne certo, non produrrà nemmeno un futuro adulto equilibrato, poiché non lo sará stato in veste di genitrice e madre. Tutto questo per dirti, che mentre tu hai elaborato la tua “assenza” con un operazione di analisi e consapevolezza, troppo spesso accade anche il caso che ti ho presentato io, MA CON UNA FONDAMENTALE differenza, ovvero, davanti alla legge quella madre una volta separata avrá ottenuto definitivamente l’oggetto tanto amato in forma pressochè esclusiva, ed il tutto con il benestare delle leggi! Quindi, caro papá, fregatene della percezione di “concessione ” della tua ex! Sfrutta il clima non conflittuale fra di voi, e vai a proseguire il tuo vero compito, quello di essere PADRE, comunque ed oltre a tutto, creando quel sano e doveroso legame che ti sará dato di sviluppare nell’empatia che saprai creare tu….e che altri papá SI SOGNANO di poter avere, con figli plagiati da distanze imposte …per legge!

  2. Gentile Roberto,

    Grazie per questo commento, che mi ha dato da riflettere e mi permette di aggiungere qualche nota.

    In effetti per molti versi penso che questo vissuto di “concessione” sia un problema della mia ex, più che mio. Credo però che per provare a superarlo, debbo essere io per primo a mettere in discussione me stesso: altrimenti mi verrà difficile chiedere a lei di farlo. Sono altrettanto certo che la mia “assenza” sia stata favorita da movimenti espulsivi della mia ex che io non ho saputo/voluto contrastare. Però io posso parlare solo di me e per me, non per la mia ex. Se non altro perché sarebbe cattivo gusto, e il mio scopo e farmi delle domande sulla paternità. Su di me.

    Se ho scritto questo post raccontando la mia esperienza è anche perché ho letto spesso, in forum dedicati alla separazione, di conflitti molto aspri tra madri e padri, con le mamme che si ostinano ad ostacolare il rapporto dei figli con i padri, avendo la legge sostanzialmente a favore. Un padre coinvolto in un conflitto simile non può contrastare la legge e nemmeno sperare che l’ex si ravveda improvvisamente a conflitto aperto: lei è evidentemente convinta di essere nella ragione. Può solo lavorare su se stesso. Chiedersi perché. Perché, ad esempio, la mere sia convinta di essere nel giusto. Perché si comporti così. Per pura crudeltà? Mi viene difficile da credere.

    Vero che la legge è dalla parte delle madri, e risolve male questi conflitti. Però questi conflitti non hanno origine legale, ma relazionale: perciò forse si potrebbe superare la via legale se si tentasse quella relazionale, il che richiede di mettere in discussione prima se stessi, e poi gli altri. L’unica speranza del padre è comprendere, nel tentativo di farsi comprendere e tentare di trasformare il conflitto quantomeno in una trattativa. Per il bene di tutti, non solo dei figli. Per farlo, occorre muovere il primo passo, come in ogni conflitto. Mostrare alla controparte un nuovo modo di affrontare il problema. Concedere quello che va concesso (nel mio caso ammettere la mia “assenza”, e spiegarne le ragioni). Ingoiando l’orgoglio per un fine più importante. Mi rendo conto che risulti molto faticoso mettere in discussione se stessi e non l’entro nella rottura coniugale, che magari è avvenuta a suon di tradimenti e pugnalate alle spalle. Me ne rendo conto per esperienza personale. L’amore diventa odio. Però, se si riesce a cogliere l’opportunità della crisi per mettere in discussione se stessi, si fa cosa grandiosa, per se, per l’ex partner, per i figli. Almeno tentare.

    Grazie per l’intervento, continua a leggermi e commentare, sono felice di potermi confrontare.

    Luca Borello.

    • Vi sono persone disposte al dialogo, altre no, e in ogni apporto relazionale,affinchè il “TUO” possa suonare, ha la necessità di trovare la cassa di risonanza dell’ “ALTRO”
      In assenza di questa cassa rimaniamo SOLI, soli nelle nostre considerazioni, soli nelle nostre valutazioni, soli nell’incomprensione o comprensione del fenomeno che sta accadendo. Prima dicevo che l’uomo è spesso isolato a prescindere (la attuale legge sul diritto di famiglia è chiara)….tu parli invece nel tuo outing di un isolamento cercato, che ti apparteneva. Ma solo chi riflette, solo chi sa guardarsi dentro , solo chi si sa relazionare, accogliendo anche l’altro, può dare il via o il seguito ad un dialogo ad un cambiamento, ad un assestamento, ad un accordo.
      Io ero e sono solo, (c’è chi sostiene che nasciamo e muoriamo soli…ma fra i due momenti… succede tutto il resto! 🙂 Dunque la fine di una relazione può avere un seguito SE NON vi sono attribuzioni di colpe utili ad allontanare le proprie responsabilità, ma la valutazione di questo processo non è per tutti ( SIC !). Ad alcuni come nel tuo caso avviene dopo, ma avviene, ad altri non avviene affatto, e come dicevo prima, non avviene per una sommatoria di aspetti, molti dei quali per pura “CONVENIENZA”, aspetti che non ti favoriscono ne ti introducono in una dimensione riflessiva, non ti portano a cercare un vero focus obiettivo sulla responsabilità personale, perchè tanto…hai ragione a prescindere! Se poi ci metti che ogni sforzo costa pure una certa energia, ecco che appare chiaro: CHI GLIELO FA FARE AL PIGRO DI PROCURARSI IL CIBO, SE LO TROVA SEMPRE SULLA TAVOLA?….questa analogia serve solamente per toglierti qualche nebbia…laddove si può risparmiare energie, le menti pigre risparmiano…e in “quel caso”….ci guadagnano pure!
      Ecco perchè , senza prendere in esame aspetti tipo CATTIVERIA o CINISMO, si può talvolta guardare all’ “altro” genitore consapevoli del fatto che ciò che sta agendo o non agendo, è solamente FUNZIONALE ad un progetto già scritto dentro di lui: IL POSSESSO. Tornando a noi, a te a me, non rimane che auto-determinare il nostro ruolo, nel bene o nel male, prendendo o lasciando. E a tal proposito vorrei aggiungere una riflessione, in un terreno di gioco ove quasi sempre sei perdente, lasciare prima di aver speso tutte le energie, è anche un modo per proteggersi e per indirizzare le energie rimanenti in altri terreni di gioco ove puoi rilanciare la tua vita con altri interlocutori, altri propositi altra qualità della relazione, altra soddisfazione ed altri costrutti.

  3. Ciao Roberto. Questo commento mi suona un poco più “nebuloso” dell’altro. Voglio dire, il discorso è in genere chiaro (e condivisibile), però sento dei riferimenti alla tua vicenda personale, che ovviamente non conosco, e quindi mi resta tutto un poco “sfocato”. Ti andrebbe di raccontare la tua storia? A me piacerebbe conoscerla, prima di tutto, ma mi piacerebbe anche poter ospitare storie di altri padri separati nel blog. Non so se sei d’accordo. Se vuoi puoi scrivermi in privato a borello.lucaCHIOCCIOLAgmail.com.

    Vedi, a me verrebbe da dire che quello che chiamiamo CATTIVERIA alle volte può essere solo un altro punto di vista, che però si scontra molto forte col nostro, e lo abbatte senza tenerne conto (nel nostro caso è facile, dato siamo in minoranza davanti alla legge, nella maggior parte dei casi – ma non sempre). Lo stesso per quello che chiamiamo verità. Però detto così sembra tutto un gran parlare di massimi sistemi, e potrebbe davvero suonare di cattivo gusto se la tua ex moglie è DAVVERO Crudelia Demon (in tal caso: lo è diventata, o ti piacevano cattive e per questo l’hai sposata? E se lo è diventata, come mai, cosa è successo? Ecco perché mi piacerebbe conoscere la tua vicenda).

    Nel frattempo, grazie.

    Luca.

  4. Mi sembra di essere stato molto chiaro, non ho altro da aggiiungere, se non che da una decina di anni ci occupiamo di situazioni separative e come associazione siamo assolutamente consapevoli dei meccanismi, spesso ripetitivi ch si avvicendano. L’associazione ed il pool di associazioni che rappresento è la testimonianza di quanto il tema separativo in presenza di figli sia quantomeno ENORME, dai dati Istat si evince che neegli ultimi 15 anni le separazioni sono balzate dal 24 al 49% delle coppie sposate…il trend ci indica un emergenza. Analizzare questa emergenza è anche il nostro compito, riconoscere similitudini, luoghi comuni, ripetizioni e la compulsività della legge è certamente una quotidiana seppur dolorosa evidenza. Il tema non è solo essere consapevoli del proprio ruolo, ma anche essere consapevoli dell’altro…della persona con cui si decide di far figli, così come è sempre più evidente che sposarsi non paga per gli uomini, la legge ce lo dice ogni giorno! Dunque a nuove consapevolezze si affianca anche la conoscenza del disagio e dei suoi meccanismi. Quando tu parli del tuo singolare comportamento, io contrappongo ragionamenti che vanno altre all'”io”, occorre avere una visione d’insieme nella quale è bene tenere presente che i fattori di una sana relazione sono tanti, non ultimo l’ALTRO/A con cui decidi di filiare. tutto qui.
    Roberto

    • Ok, ora capisco. In effetti io parlo – e posso parlare – solo per me. Pensavo mi portassi una tua personale esperienza, non avevo proprio inteso che ti riferissi al lavoro dell’associazione. Che deve essere assai imponente e faticoso. E interessante. Io sono relativamente “nuovo” nel club… E – per mia fortuna – digiuno dalle questioni legali. Non da quelle emotive, e culturali (la separazione è ancora un tabù). Se la separazione mi ha portato un beneficio (in realtà più di uno), è che ho cominciato a interrogarmi sul ruolo di padre. L’avrei fatto se non mi fossi trovato “da solo”? Conoscendomi, forse no.

      Quale/i associazioni rappresenti? Puoi indicarmi i link, in modo da inserirli nel blog?

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