{GIOCO} Safari e cacce al tesoro in pochi minuti e metri quadri

Tutto è cominciato con i Safari (o Esplorazionia caccia di animali di peluche disseminati per casa.

la pimpa in africa

La Pimpa, dal genio di Altan.

Mia figlia aveva più o meno tre anni, e per fortuna a casa dei miei – che ora si chiama casa dei nonni – c’erano ancora tutti i miei pupazzi di peluche (ne bastano quattro o cinque, non di più: e comunque potete sagomarli nel cartone e colorarli con i pennarelli: la fantasia dei vostri figli supplirà alle vostre carenze grafiche). Mentre mia figlia preparava l’indispensabile per la spedizione (perline, pupazzetti, borsette, pezzi di cose colorate, insomma lo stretto indispensabile), io piazzavo gli animali in giro per casa, possibilmente facendoli spuntare da posti buffi, come il bidet o il forno. E poi via, all’avventura, come nelle storie (sempre bellissime) de La Pimpa.
(Onestamente: le prime volte, e i primi dieci minuti, ci si diverte. Poi ci si accontenta che si divertano i bimbi, come spesso accade. Forse se avete un figlio maschio potete trasformare il tutto in una battuta di caccia,  accantonando inutili remore animaliste – sono solo pupazzi -, e sfogando un poco di istinti virili: a me gli animali toccava curarli, una volta salvati).

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Lo odio Sandrino, ma è utile.

Alla Caccia al tesoro siamo approdati quando mia figlia, intorno ai quattro anni, ha cominciato a parlare di “indizi”e “cose da trovare”. Eccoci allora a caccia di indizi, che mia figlia collegava tra loro senza alcun (apparente) ragione logica, mostrando però l’istinto di mettere in relazione tra loro elementi diversi, come probabilmente aveva visto fare a qualcuno dei suoi eroi (forse Sandrino, l’odioso gatto so-tutto-io?)
Ho allora pensato che potevo tentare di mettere in piedi una caccia al tesoro vera, seguendo la modalità da lei indicata, e creando ovviamente delle concatenazioni elementari tra i vari indizi. La procedura è semplice, e si adatta a qualunque ambiente, anche ad una singola stanza.

Invitate la prole a scegliere il “tesoro” da cercare.
Probabilmente voi vi immaginate che vostro figlio decida per un giocattolo a cui tiene particolarmente, oppure che rappresenta qualcosa di prezioso, come una corona o una collana. Capita invece che scelga la prima cosa capitata tra le mani, letteralmente. Anche una buccia d’arancio.
Perché non importa quello che una cosa è nella realtà, ma quello che può diventare con la fantasia. Ed è una cosa bellissima.

Chiedete alla prole di attendere un attimo, in una posizione defilata rispetto al luogo piazzerete il tesoro (in realtà non importa che vedano dove lo mettete: loro sì che sanno stare al gioco). Trovate un posto dove “nascondere” il tesoro: deve essere un luogo facilmente identificabile per vostro figlio. Ad esempio il frigorifero. O il lettino. O l’armadietto dei giochi.
Da questo, prendete un oggetto.
Deve trattarsi ovviamente un oggetto che lui conosce, e che sa appartenere quel luogo. Se avete scelto il frigorifero, prendete un cibo che vostro figlio mangia abitualmente, e che sa essere conservato in frigo. Ora prendete questo oggetto e mettetelo da qualche altra parte, sempre riconoscibile da vostro figlio, ad esempio il bagno. Mettete l’oggetto vicino agli spazzolini, per dire, e prendete uno spazzolino. Con questo andate, chessò, di nuovo in cucina (o in sala, se l’avete), e piazzate lo spazzolino al posto di un altro oggetto facile facile. E così via. Mettete una cosa, ne prendete un altra. Più lunga la catena, più lungo il gioco (non esagerate).

A un certo punto consegnerete il primo indizio a vostro figlio, che piano piano risalirà a tutti gli altri (le prime volte – anche a seconda dell’età – con il vostro aiuto), fino a trovare il tesoro, tra gli applausi generali e la richiesta di giocare ancora, e ancora, e ancora, fino ai livelli estenuanti a cui siete abituati (ma che poi vi mancano da morire quando siete soli).

2651treasure_mapPotete anche introdurre alcune varianti (anzi, dovrete, a meno che non abbiate a disposizione una reggia): ad esempio delle tracce da seguire (una scia di fagiolini, o anche delle impronte) che conducono da un indizio all’altro; oppure delle fotografie dei luoghi da raggiungere, scattate con il cellulare. Ora io sto introducendo anche delle mappe, e devo dire che sottovalutavo l’abilità di mia figlia nell’interpretarle, o la mia nel disegnarle.

Dopo un po’ di tempo, mia figlia ha espresso il desiderio di essere lei a organizzare la caccia. La cosa mi ha incuriosito. Subito ha preso una serie di oggetti a caso, pretendendo che fossero indizi concatenati, e di fatto indicandomi ogni volta lei dove andare e prendere. Ma quando le ho mostrato il procedimento “a ritroso”, cioè di nascondere prima il tesoro e di prendere un oggetto dal luogo in cui il tesoro e nascosto, e così via, ha imparato subito il meccanismo, riuscendo ad innescarlo in maniera – abbastanza – efficace.
Son soddisfazioni.

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