Normalmente strano

Non preoccupatevi delle vostre stranezze: la normalità non è che un parametro statistico, del tutto teorico, utile solo a stabilire il grado di stramberia. Che è la regola. 

Prendete mia madre.
Un bel giorno, in vena di confidenze, mi chiede com’è la famiglia della mia compagna. Ne è incuriosita: la mia compagna è figlia di genitori separati, e per mia madre la mia separazione ha rappresentato uno shock notevole, anche se inespresso; e deve essere anche un poco intimorita all’idea di conoscerli – evento che prima o poi dovrà verificarsi – visto come sono andate le cose con (parte de) la famiglia della mia ex moglie. 

Le descrivo i genitori (e i rispettivi compagni) come persone piacevoli con cui la mia compagna ha un ottimo rapporto. E nel dirlo penso a quanto questo per me sia strano: lei sente i suoi genitori anche più volte al giorno, e li prende in considerazione anche per occasioni mondane: per lei è normale. Appena allargo il discorso al resto del parentado, mi trovo a descriverlo a partire dalle stranezze che ho notato nelle dinamiche familiari. Niente di sconvolgente, a dire il vero: stranezze del tutto normali. Eppure, eccomi a puntare su quelle (senza malizia, sia chiaro).
Mia madre, che patisce alcune rigidità tipiche – secondo me – di chi ha fatto il Sessantotto e in cuor suo è convinto che tutti i progressi siano stati compiuti lì, e dopo ci sia stata solo decadenza, ascolta tutto con una certa apprensione. Giuro: non ho raccontato nulla di davvero strano, tipo parenti che si accoppiano tra loro o mummie di bisnonni in cantina. 

“Certo”, ha detto mia madre, “che tu ti trovi sempre compagne con una famiglia – come dire – particolare”.

Ora: questa è una cosa che ho pensato spesso anche io. La famiglia della mia ex moglie era – soprattutto da parte di padre – piuttosto peculiare; anche la famiglia della mia precedente fidanzata aveva le sue curiose dinamiche, o le aveva avute in passato. Lo stesso quella ancora precedente, che aveva patito l’urto di un terribile lutto.
Mi parevano tutte famiglie strane. Non come la mia, che ovviamente era normale.

Quella volta, però, ho avuto una reazione molto diversa. Sarà che la mia concezione della famiglia, per forza di cose, è cambiata: sono separato con una figlia che vive con la madre, e i separati non fanno parte di una famiglia “normale”, almeno per ora. 

“Ma perché, mamma”, le ho detto, “pensi che la nostra sia una famiglia normale?”

Lei è rimasta un poco colpita. Come me, fino a quel momento era convinta che le dinamiche della nostra famiglia fossero assolutamente normali (probabilmente a farle sorgere il dubbio era già sopraggiunta la mia separazione).

Poi ha sorriso, e ha detto “No”, piano. Il discorso si è arenato lì. Il che testimonia quanto sia poco normale, nella mia famiglia, affrontare apertamente alcune questioni, osservarsi un pochino dal di fuori, vedere a quante cose davvero poco normali siamo abituati da decenni. 

Ma questo è normale: la stragrande maggioranza delle famiglie non mette assolutamente in discussione le proprie stranezze. Le chiama normalità, qualunque sia il loro impatto. Così le assorbe. Naturalmente le dinamiche altrui vengono sempre accolte con lo stupore con cui si osserverebbe un essere proveniente da Plutone. E val la pena di parlarne: più qualcun altro è strano, più noi ci sentiamo normali.

Qualche tempo dopo questo episodio, mia madre mi ha rivelato qualcosa di molto importante su di sé, sugli ultimi sette anni della propria vita, e su come una sua abitudine forse un poco autolesionista le sia stata inculcata proprio dall’educazione ricevuta, direttamente o indirettamente, dalla propria famiglia. Chiedendosi quanto questo fosse normale. Mi ha proprio detto: “Ma secondo te è normale?”.
Io le ho risposto che la domanda giusta non era se fosse normale quella sua attitudine, ma se la facesse stare bene o no. Ed è una domanda che vorrei poter rivolgere con la stessa serenità a me stesso, riguardo alle mie stranezze e alla loro normalità.

La normalità è una nebulosa di stranezze.
Alcune possono risultare nocive, a lungo andare; ma altre fanno un gran bene: e forse la normalità dovrebbe consistere nell’adesione consapevole ad una stranezza che ci fa stare bene, con la quale siamo a nostro agio.
Il che presuppone di essere appunto consci delle stranezze a cui siamo avvezzi. 

Forse in questo sta l’emancipazione definitiva dalla propria famiglia di origine: oltre l’autonomia economica, abitativa, emotiva, bisogna imparare vedere le stranezze di cui siamo eredi, e che nel bene e nel male ci hanno formato. Capire come ci fanno stare. E valutare attentamente se replicarle, o inventarsene di altre, tutte nuove e perfettamente normali.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...